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MILANO

«Le aggressioni in corsia sono una piaga» Consigliera Rozza: «Il quadro è sconfortante. I luoghi più sensibili? Pronto soccorso e reparti di psichiatria»

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Spinte, botte, schiaffi, insulti e minacce.

Le aggressioni negli ospedali a medici, infermieri e pazienti sono un fenomeno preoccupante. Lo testimonia l'indagine, svolta dal gruppo Pd in Consiglio regionale, che ha preso in esame il periodo compreso tra il gennaio 2016 e i primi sei mesi del 2019: in tre anni e mezzo le aggressioni sono state ben 4.887.

Ma il numero è sicuramente per difetto perché non tutte le Asst hanno fornito i dati o dispongono di una casistica precisa.

Di queste 4.887 aggressioni ben 1.239 sono avvenute nella Asst Lariana, 545 nella Asst della Valle Olona, 411 al Policlinico di Milano, 359 alla Asst Rhodense e 333 negli Spedali Civili di Brescia. Nessuna segnalazione, invece, dall'Irccs Besta di Milano e dall'Irccs Tumori sempre di Milano.

Insomma un fenomeno da conoscere meglio ma anche da combattere.

E proprio per questo motivo la consigliera regionale del Pd, Carmela Rozza, ha proposto un progetto di legge quadro per tutelare medici, infermieri e gli stessi pazienti.

Come è nata l'idea di questo progetto di legge?

«L'idea nasce dalla mia esperienza professionale avendo svolto l'attività di infermiera e aver collaborato in diverse strutture sanitarie - esordisce la consigliera Rozza - Il tema delle aggressioni, purtroppo, è un tema antico, spesso ridotto a semplice semplice infortunio sul lavoro. Ma che infortunio non è. E proprio per questo il Pd si è fatto promotore di un'indagine scrivendo a tutte le Asst lombarde. Il quadro che ne emerge è sconfortante. Nonostante le raccomandazioni del Ministero della Sanità poche Asst si sono attivate su questo fronte monitorando il fenomeno, dividendo i diversi casi di aggressione per tipologia e luoghi».

Dove si verificano principalmente le aggressioni negli ospedali?

«Fondamentalmente in due luoghi: il Pronto soccorso e nei reparti di psichiatria. Il Pronto soccorso rimane uno dei luoghi più sensibili, è un porto di mare e spesso chi accompagna un paziente che non sta bene dopo qualche ora di attesa si lascia prendere dall'aggressività. In questi luoghi serve un controllo più puntuale, un collegamento diretto con le forze dell'ordine, ma anche corsi di formazione per il personale in modo da prevenire - laddove possibili - che una protesta degeneri nell'aggressione. I reparti di psichiatria invece sono a rischio perché siamo in un luogo già delicato, ma in questo caso il fenomeno potrebbe essere almeno ridotto con un'adeguata formazione del personale».

Lei prima accennava al fatto che alcune Asst si sono attivate per arginare il fenomeno mentre altre no.

«Dai numeri raccolti emerge approssimazione e noncuranza nei confronti di un fenomeno troppo preoccupante. Il problema è stato affrontato seriamente dall'Asst Lariana e dal Policlinico di Milano: entrambe hanno messo la testa sul problema, dispongono dei dati delle aggressioni divisi per tipologia e luoghi. Quì dove c'è contezza il fenomeno è sotto controllo e, infatti, i numeri delle aggressioni stanno diminuendo. Lodi e Niguarda invece non hanno mai censito il problema. Solo con la forza di una legge possiamo obbligare tutte le aziende sanitarie a mappare il fenomeno delle aggressioni in maniera omogenea e secondo un sistema univoco».

Si spieghi meglio

«La disomogeneità delle informazioni suggerisce di dare vita ad un provvedimento ad hoc. Un conto è la raccomandazione del Ministero della Salute, che poi abbiamo visto spesso disattesa; un altro conto è fare una legge alla quale le strutture sanitarie devono rispondere. Ho già parlato di questo tema con l'assessore regionale Giulio Gallera, incontrando una disponibilità di massima. Questo è un tema che riguarda tutti».

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Autore:ces

Pubblicato il: 13 Gennaio 2020

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