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MILANO

Imprese lombarde protagoniste nelle catene globali Cereda: «La nostra regione conta il 28% dell'export nazionale, il fatturato arriva al di fuori dell'Unione per un volume pari al 62%»

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La Lombardia sceglie l'estero per esprimere il suo potenziale.

A rivelarlo è l'indagine internazionalizzazione 2019 'Le imprese lombarde nelle catene globali del valore', condotta da Confindustria Lombardia, in collaborazione con Sace Simest e Ispi, quindi il coordinamento scientifico del Centro Studi di Assolombarda. Tutti attori che hanno evidenziato una Regione, la nostra, in grado di mostrare i muscoli tanto nei mercati esteri quanto in quelli nazionali, mantenendo, sempre, le cifre che ne contraddistinguono il biglietto da visita proprio al di fuori delle mura domestiche: qualità e competenza.

Una ricerca che ha raccolto informazioni di oltre 1700 imprese lombarde associate al Sistema Confindustria Lombardia e parla di una realtà dove il 94% delle imprese predilige l'export ad altre forme di presenza estera, oltre un terzo del fatturato è realizzato all'estero, con i mercati asiatici che registrano un forte boom, e la filiera si dimostra strategica per prossimità, qualità e diversità delle specialità. Una Lombardia che gode di ottime relazioni con Germania, Francia e Spagna, contando che Russia, USA e Germania sono e saranno i protagonisti del triennio 2019-2022. Nella conferenza stampa di lunedì scorso nel quartier generale di via Pantano, sede di Confindustria e Assolombarda, Enrico Cereda, vice presidente di Assolombarda, ha ricordato come la «Lombardia conta il 28% dell'export nazionale» e «se fino ad anni fa si parlava di export solo tra partner europei, con volumi che si aggiravano intorno al 45%, oggi il fatturato viene invece effettuato al di fuori dell'Unione per un volume pari al 62%».

Altre indicazioni che lo stesso Cereda ha voluto proporre al pubblico di imprenditori sono servite da una parte a ricordare che «Lombardia crea indotto a sua volta generato da piccole imprese che direttamente non esportano ma fanno parte di una filiera proiettata sull'estero», dall'altra «le piccole imprese mostrano gap da colmare significativi».

E qui l'unica vera ricetta resta quella che prevede la sinergia tra strumenti finanziari, diplomazia economica e formazione. «Stiamo navigando in un mare inesplorato che significa che negli ultimi 30/40 anni il centro di gravità economico si è spostato nell'area della Cina», così il vice presidente Ispi, Paolo Magri, ha quindi fornito gli occhiali per interpretare meglio l'attuale scenario geo-politico. Secondo Marco Bonometti, presidente di Confindustria Lombardia, «la forza del sistema imprenditoriale lombardo, in Italia come all'estero, è il risultato delle tante straordinarie specializzazioni che compongono le filiere locali». Parole che servono da corollario ai dati impressionanti che certificano il successo dell'export lombardo, nel 2018 valso 127 miliardi di euro, con una catena locale del valore di 0.71 centesimi di valore aggiunto per ogni operazione. «Sulla partita delle piccole-medie - è infine intervenuto il vice presidente di Regione Lombardia, Fabrizio Sala - abbiamo dato supporto a chi va già all'estero e chi ha cominciato ad affacciarsi su di esso. Per continuare a dare loro supporto stiamo sottolineando alle nuove Istituzioni europee il tema centrale delle rendicontazioni, utili per gestire ancora meglio l'utilizzo dei fondi che arrivano da Bruxelles».

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Autore:fmh

Pubblicato il: 04 Novembre 2019

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